Il Web 2.0 offre i servizi più vari: on line si possono costruire interi siti, mappe concettuali, presentazioni, video, linee del tempo, poster. Tutto senza conoscere nulla dei linguaggi del Web, tutto direttamente pubblicato in Internet, quasi tutto gratuito e in buona parte condivisibile per la collaborazione a distanza. Una offerta vasta e divertente per produrre materiali di tutti i tipi.
Solo in quest'ultimo periodo gli autori dei siti cominciano a evidenziarne le caratteristiche educative, in linea di massima i servizi vengono offerti come applicazioni generiche in ambito aziendale o ludico ma con un poco di fantasia, e molta professionalità, ci si può dilettare ad individuare come le diverse opportunità possano essere utilizzate con gli alunni per integrarle nelle attività didattiche. Ma questa offerta così varia e intrigante ha un limite proprio nella sua multiformità e nella sua non organicità.
Ogni servizio che si va scoprendo nella Rete viene presentato in modo diverso, utilizzando HTML , Java o Flash, con interfacce assolutamente non omogenee, con icone fantasiose e con ancor più fantasiosi metodi di costruzione dei materiali. Aggiungendo il fatto che per la maggior parte sono in inglese ...... in pratica occorrerebbe un tutorial dedicato a ciascuno di essi.
Il più grande limite tecnico di questi strumenti di elaborazione e condivisione e la non integrazione: costruisco una bellissima mappa, ma non posso integrarla nella mia presentazione oppure la mia linea del tempo importa foto e video, ma non prevede più di qualche riga di testo. Utilissimi e piacevoli per svolgere un'attività specifica non permettono la costruzione di elaborati complessi come sono in genere i materiali che si preparano per una attività didattica.
Ma nel Web 2.0 c'è anche Google, mon amour, che pian piano nel tempo ha costruito strumenti o li ha acquisiti acquistando applicazioni già collaudate, curando la loro integrazione e la loro interoperabilità, avviando un processo di standardizzazione di icone e interfacce grafiche.
Un'altra seccatura delle pur pregevoli applicazioni del Web 2.0 è che occorre una registrazione per ciascuno di essi: non solo tanti nomi, tanti indirizzi , ma sopratutto tante password da ricordare.
Non è piacevole per nessuno, ma fa scoraggiare i colleghi più insicuri e anche i nativi digitali tendono a confondersi se non si tratta di Facebook, ma di studiare.
Ma anche in questo caso Google risolve .....

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